Letteratura Poeti Famosi



Inverno.

Inverno rimanete non fuggite
oggi in paese a branchi
per la città come filosofi
il freddo inverno piange dileguandosi.

Il pavimento è nervoso
e corrono come motociclette
i sentieri affollati
romantiche loro hanno caldo.

Si muovono come i gatti
parlando e meditando
campagne e macchine finte
romantiche loro hanno caldo.

Per un pezzo di argilla dura
per la schiuma della birra
sarete protetti comunque la dimora
intorno è piena di sentimento.

E non pensate più a quelli
che sono usciti per andare in barca
al centro della città si mostra il dolore
e vanno gli ideali dei più buoni.



A che serve l’anima…

A che serve l’anima.

Dai a che serve lustrar l’anima
se ella svanisce
al più piccolo fruscio di dolore.

No non è un’amica
ma un’opportunista che si
aggrinza ad ogni gemito,
Dio fa che io abbia torto,
una pioggia, un sole,
una primavera,
solo orride sensazioni
e l’attesa di fantastici pensieri,
ma siamo solo carne in attesa
di nutrire le nemiche onde del grande mare,
i suoi ospiti
dalle grandi pinne
e dalle terribili fameliche fauci…..

Raffaele Feola Balsamo



Nel mio cuore forte.

Nel mio cuore forte
il paese la notte e tu
il tuo dolce parlare e l’odore del tuo corpo femminile
si proiettano nella mia mente.

Di chi è questa poesia scritta
più forte di un anno di perdizioni
è tua è della nazione è della sera
o forse è il mio animo che ama il tuo.

Dove inizia la mattina
dove si perde il paese
dove si perde il paese dove inizia il tuo amore amica
dove mi perdo e ferisco me stesso.



Che tu sia Benedetta.

Benedetta tu sia nipotina mia.

Novello fiore della nostra esistenza,
sontuosa e amorevole figliola
e come una piccola nocchiera ti trastulli
gioiosa al leggero sospiro di quel venticello
leggero, ma superbo che ti porta a noi,
nella innocente e dolce,
terra feconda dai conturbanti fiori
e dalle nuove fragranze.

Cruda vecchiezza fuggi ho ancor amore
da donare senza inganni e tanto affetto,
e riceverò tanta gioia dai tuoi abbracci
mia dolce Benedetta, e grazie al buon Dio
sei già la mia perla, e guai agli increduli
che non crederanno al troppo amore
che ho da donarti.

Per la mia nipotina che arriverà ad aprile.

Raffaele Feola Balsamo.



Un addio l’ultimo.

Un addio

Un addio …
solo un addio
a chi ebbe il mio amore,
quante foglie son cadute
da quell’albero
quell’ ingordo inverno
nulla lasciò se non rimpianti
e colori sbiaditi
ed esseri che smisero d’amarti solo
perchè pensieri e gioia
non mi vollero più.
Fuggi anima mia
il cuore non batte più non
odiarmi reggo al dolore
ma non alla tristezza.

Raffaele Feola Balsamo



Il ciclista.

Come una porta chiusa di ferro che viene fuori dal bosco
una via piena di solitudine da quasi sette giorni
il circo in paese è composto,
sfiora il deserto con la notte gelida.

Cammina cammina il ciclista confuso
mettendo nella corsa il suo impegno
alla cura si proietterà con ostinazione
nella terra della Germania il dolore nella bici.

Il vento è sorretto da un filo notturno
i ciclisti da quelle parti poco contano
che sia intenso come il decollo di un astronave
il fuoco sulla campagna come un dado nel tavolo.

Come il bacio maledetto sotto il cielo
che si lega al buon fedele e le labbra
sono colme di piacere
di un fuoco forte vulcanico.