Letteratura Poeti Famosi



Stagione dimenticata.

giamacista

Inverno stagione dimenticata
coperto di buio violento
raduni di giovani pittori
donne si guardano allo specchio.

Come una mattinata in famiglia
dolci soluzioni
disegnare cantare parlare
con pensiero evoluto.

Il cerchio degli innocenti
è come un nuovo obbiettivo
la causa del perdono
suonare ricominciare.

Tre parole cordiali e saluti
distesa sotto la panchina
amante della natura
come i giorni di fuoco.

Dove lontano in città
le persone sorridono felici
verso la forte direzione
tutto piace alle ragazze.

Dove sono i secondi fini
soli nella collera vera
tanto diversa mi guardi
vicino al mare immenso.

Dove alla fine della luce
si sente il suono delle parole
e la musica aiuta a rimediare
si congratula con la gente.

Novembre tutto è posseduto
due case due armadi
dove tutto è amore
verso il paradiso dimenticato.



I compari.

Raffaele Feola Balsamo

I compari.

Quanta allegria fra compari
e amici di bevuta, folli racconti
e piccanti aneddoti di superbe donne,
e quante giare di spumoso liquido
vien giù nel così confuso ventre,
ma son cosi brillo che nulla può
esortare il dolore, bevo a fontanella.

E che dire dei racconti
mai avvenuti, perdona donna
se ti menziono impunemente
ma il giallo nettare
rende smanioso il mio pacato
e ridicolo vezzo,
certo son falsità ma che può raccontare
un mediocre essere nella brigata
dei prosperosi bugiardi e perditempo.

Cospicuo e arduo
il mio reggere al tonico e accattivante
liquido servito in grosse
giare dal massiccio vetro.
Ed alla fine tutti all’unisono
urlano viva la vita, ma son tutt’altro
che sobri anzi …anzi forse son veri e sinceri.

Raffaele Feola Balsamo.



La bevanda dell’amore.

giamacista

Poesie mie intelligenti
vi amo tanto siete amiche
c’è una strada dietro la piazza
dove magie e ideali risplendono
dove tutto è bellezza grandezza
si pensa si attende.

Dove si beve la bevanda dell’amore
stagioni pensieri
una palazzina dove si mangia bene
bisognerà andarci.

Rose fresche nei giardini della memoria
voi siete cielo limpido estivo
voi siete romanzo d’avventura io vi amo
io vi penso credo nella sapienza.

Case rotte dietro le scuole femminili
poster e quadri appesi nella parete
come le adoro come le penso
io che da loro mi sono rifugiato un tempo
tutta la vita sono stato lontano
dalle brutte situazioni
ma sempre regna la fantasia
nel rimorso nell’agitazione
la figura oscura
la dinamica dei nuovi giorni.

Escursione orrenda
in visita nei monti
reale agitazione
la fantasia la fissazione
la rabbia della prova
il buon senso di vivere in città.

Come sono seri oggi
appena uscito dalla camera da letto
mia cugina mi guarda
si siede e sorride
senza compromessi senza esitazioni
il suo modo cordiale il suo saluto
ragazza di cultura
le sue faccende le sue promesse.



La neve.

giamacista

la neve scendeva di notte tutti ai ripari
in ogni direzione
una passione incrociava il mio cuore
un solo motivo.

Come persi nel buio nel ridicolo
corrono sul filo
così amavano le ragazze
veramente una dolce sopresa.

Il vento era forte limpido
parole e scuse proverbi
una lampada sopra il tavolo
un dovere familiare.

Sulla terra ferma deserta
ci sedemmo e mangiammo
suoni e parole difetti
nuove soluzioni.

Due sassi scivolavano
caddero sul pavimento
luce nella scala rumore strano
ideale libero.

Tutto tace si dilegua
ferita nell’anima gentile
una parola cortese non nociva un gesto nobile
da un lato della strada solitaria
il volere del mondo
piangeva come un angelo proibito.

Cadde neve in tutti i posti
e senza discussione pesante
ce ne andammo soli e veritieri
un doppio inganno.



Strada isolata.

giamacista

Strada isolata in paese
canto degli angeli
la visione profonda
della religione
paese di tanti pericoli
vivi e seri
nascono i sogni nella casa della morte
sul sentiero degli uomini magici.

Come fosse apparsa ieri
col mantello chiaro
che questa sia terra di pace
e ambiente di studio
due zone residenziali
e gente nel cortile
tanti cani cavalli e conigli
il circuito degli attori.

Senza illusioni
tu odi in quel momento
il rumore delle macchine
le case affollate calde
sveglia l’esercito il capitano
taglia il filo del rimpianto
nei loro passi il mistero
tutto il volere giudizioso della gente del posto.

L’aria fresca del nord
il suono vero del violino
donne raccogliete ciliegie
silenzio dalle vostre parti
e di lato guardano gli sciagurati
saltellano come conigli
si affaccia una vecchia
e osserva la strada colma di gente.

Il vento dopo la pioggia
il recupero dei materiali persi
ma in questa buia pianura
niente mi prende
solitario come nei locali
amano la gente
i luoghi abitati
i cavalli da corsa.

Se ne sono andati via dal paese
apre la porta il forestiero
il muro dipinto a mano
nel reggimento dei misteriosi
portano via le vasche con i pesci
gli prenderà per molto tempo la noia
due poeti un amore
un esperto scienziato.



Tardiva ospite del mio cuore

Angelo Michele Cozza

Tardiva ospite del mio cuore
che prudente a distanza ti tieni
quanto seduci le mie illusioni!
Su in tepori avvolgimi
prima che mi raggiunga
il gelo della tomba,
domani ancora regni
una dinastia di regi sogni
vieni e anima il mio spazio muto
riparami dal dolore di essere solo!
Sii approdo e isola lussureggiante
se il flutto me naufrago reclama
abbrevia un tragitto incerto
se verso te mi incammino
al bivio titubante poi
dimmi certo dove andare
traimi fuori dalla fila
di chi nulla attende!
Donami scorte di respiro
quando l’aria manca
e intorno tutto agonizza,
se nel buio pesto brancolo
facella fammi luce
brezza agitami ancora
prima che ogni speranza imbrunita
cada sul viale deserto della vita.
Destami se incubi sogno
al risveglio non gridi di terrore
accendi il mio sguardo
deluso da ripetuti inganni
e che dal tutto si allontana.
Renditi primo giorno
di un nuovo anno
salvacondotto e passe-partout
se non varco confini e porte blindate
non scricchiolino le mie ali
se in volo spinto a te mi porto;
vieni, traimi dalla nebbia folta
e distendimi in terso limpido
possiedimi nella speranza
che nel giorno ti cerca
fatti ragione e mantice
della mia fucina, pilastro
del bene che mi regge:
più trionfi il meglio
e bruci il peggio!
Da un balcone aperto
si allarghi la mia vista
per scorgere dove condurti
quando mestizia si asserraglia
in noi per somma di tristezze;
ritrovami se mi smarrisco
o una valanga mi travolge
se claudicante mi trascino
dammi il braccio e fatti appoggio
afferrami se scivolo
o nel vuoto inciampo;
flauto la tua voce mi incanti
fazzoletto asciuga le mie lacrime
sii rintocco che ridesta
e suadente mi attraversi
rosa madida di rugiada
che nella corte odorosa
al sole si dischiude e abbella
zampillo di gioia che disseta
folgore di passione che non brucia;
taglia e arretra le mie tenebre
e vivifichino le mie iridi offuscate:
infuria tempesta di dolcezze
dammi soprassalti di emozioni!
Ti applaudirà il cuore
quando con fiori giungerai
sul sagrato degli amori perduti!