Letteratura Poeti Famosi



Che strani esseri.

Raffaele Feola Balsamo

Che strani esseri.

Tal color di morte s’annida su gote olivastri,
e gli occhi di un verde smeraldo son ora
opachi e saturi di paura, che orrore.

Le malcelate e inefficaci ombre,
stese e silenziose ora son erte e si alzano
dal suolo lasciando il mio corpo solo e
pervaso da una smaniosa incertezza.

L’anima mia spaventata si tormenta
nel sentire insoliti esseri che
imperterriti odiano l’amore e coloro che
al chiar di luna sciupano abbracci e baci
e vaghe promesse in una strana eternità.

Che il Buon Dio abbia sentore e faccia
promesse a chi ama e spera nella vita eterna,
ma tutto e cosparso di velleitarie promesse
e le ombre ritirino il loro triste presagio,ormai
siamo nell’obbrobrio di una vita ingannevole.

Raffaele Feola Balsamo.



La mattina.

giamacista

Tutta la mattina a disegnare
sulla tavola
nella casa di mio padre
mi getto acqua sul corpo
mi rilasso e sto bene
cantava vestita male
camminava tra la gente alla fiera settentrionale
guardava le bancarelle
amo il mondo
vivo bene
le dissero di sedersi
pareva le volessero bene
il giorno era triste come dopo la fine
con un dolore al fianco.

Le dissero di decidersi
dietro le palazzine chiuse
scorreva l’amore provocante
la furia della passione
e canta una canzone comune
la fronte calda dopo il lungo sonno
sul letto comodo
nella casa solo voci
ma l’altezza è grande
i venti vengono verso di noi
non sentiva mentiva a loro
nel silenzio della circostanza
sudata come dopo una corsa
come quattro passi solitari
come un divieto in città
io la amavo
non mi lasciare le dicevo
ma pioveva e tutto era morte
camminavamo per la fiera noi due
come studiosi pieni di volontà
volere di Dio degli angeli
come rapiti dagli estranei
come un sabato senza cena
come il buio
io la amo
per sempre amica mia.



Zona deserta.

giamacista

Zona deserta di città
canta la dama al mattino
presa dalla visione più eccitante
precisa per questo caso
città di tante situazioni
viva e severa
vive come l’ideale reale
sul tragitto degli uomini illuminati.

Come fosse partita un giorno
dalla casa
diventata storia di mistero
posto malvagio
due palazzi e due negozi
e un paio di pecore
bella stagione di pesca e di rilasso
la sede degli studiosi.

Senza mentire
tu ascolti le voci
il lento avvicinarsi di una forza
chiude le portiere il camionista
scivola nel fango la principessa
nei loro passi il mestiere
tutta la tavola piena di cibo.

Il piacere di un bicchiere di vino
la dolce visione leale
andarono perduti gli arnesi
nella notte senza riposo
veloce solitaria
nel sentiero verso la chiesa.

Il vento della campagna
l’orchestra il benessere
ma in questa zona il silenzio
non viene mai il dolore
dolcemente amara la risposta
volando nel sogno
i giorni solitari
le donne e le vecchie osservano.

Sono trascorsi gli anni più cupi
scivola nel tormento
il muro rosso rotto
sente e si diverte
rapiscono le idee dei fedeli
vi colpirà per molti anni l’angoscia
tre scrittori una sola forza
un complice nascosto.



I giorni tranquilli.

giamacista

I vicini e le paure
rapiti dal film
parlarono delle ore senza rabbia
forse sopra una nuvola viaggiavano
ideologia stupenda
invaderemo quelle zone
le macchine e le bici
la guarigione
fino alle sette con gli amici
camminavano donne confuse
nei sentieri del paese
con tutte le fissazioni
in alto senza sosta
in un dolore brutale perfido.

Il paese da giovedi
aveva rinunciato ai turisti
trasformandosi in un covo di alcolisti
di religiosi di interdetti
ma dopo poco tempo
alle dodici
il negozio chiuse
e la strada restò deserta
si unirono in una folla sconvolta
dietro il locale guasto
di lato alle finestre
donne agili e studenti
ci allontanammo dal viale
durante la visione del film
gli operai accesero i sigari
si radunarono e decisero
via da questo vincolo
soffrendo il caldo
nella scuola per muratori.

Tanto più interesse
quanta più dolcezza
i cittadini affamati
uscirono dalle case
ma i sacerdoti
verso le nove
chiusero i cancelli
e rapirono le dame
fino a sera nessuno parlò
chi la costringeva a studiare
correvano i gatti
strillavano le anziane
nascondendo un segreto misterioso
il mattino risplendeva nell’illusione
spesso come il metallo
come un diamante d’oro.

Visi strani amichevoli
loro si persero in risate
sotto la camicia la maglia nera
nel dolore forte
accendevano sigarette
luci forti nel sentiero
le moto lanciate nella discesa
colpivano i cani seduti
rapporti maggiori donne eleganti
parlavano senza entusiasmo
vicini a loro stavano come elfi
incubi emergono dai loro occhi
nuove ville abbandonate per fare festa
felici i domestici pensavano
crescevano le sorprese
nei giorni tranquilli.



La primavera.

giamacista

La primavera si allontana di nuovo
nella via di fronte la chiesa nessuno
nel cuore l’amore corrisposto presente
si perderà nella polvere dei divani.

Le case affollate nelle zone nascoste
dentro le stanza la gente odierà
i caldi baci nelle stanze di lusso
verranno verso di noi le sconosciute.

Ville nel vero meridione
da sole sotto un cielo azzurro
dentro di noi i motivi,lei
vive nel suo ricordo tragico.

Vi penso siete vicino a me
qualcuno si commuove
giusto preferire una donna gentile
il suo buon gusto per la cucina.

Parlando alla gente sola
capendo i loro problemi
lei una amica vera del mio passato
come nel giardino distesi
e sarà vinta dalla passione
nella prima pioggia invernale
sparsi i gioielli nel cortile
è dolce come una fiaba antica.

Giugno caro amico
fiori nel davanzale della finestra
stagioni solitarie
vita e ideali.



L’influenza.

giamacista

Rifletti come si può continuare a resistere
tanto maggiore è l’influenza
io non parlo ai miei compagni
dove vanno forse dietro la locanda.

Per adesso non penso a niente
forse sono l’unico uomo comune
accetto il mistero del fatto successo
senza temere nessuno.

Adesso non devi giudicarmi male
lasciamo sorridere i fedeli
ma come fare se i fatti sono quello che sono
per intere notti senza coraggio.

Ricordi tuo padre senza guardare avanti
la vita ti porta lontano
sola e perfetta
amarezze e certezze.

Tu guardi intorno il muro è distrutto
tante amicizie ci furono in passato
quanto più caro è il mio destino
quanto più seria è la tua amarezza.

E io sono di nuovo al mio posto
vicino casa tua dopo aver pagato
il conto in pizzeria solitario
mi stupisco della mia rabbia
nella galleria vidi il nulla
che nell’animo di un vecchio si incarnò
l’essenza di una donna amata dai familiari.

Sono sincero non mangio bene non rifletto molto
stordito nell’oscurità
come da giovane nel locale
ricordi le emozioni in piazza?

Mi ricordo quando andai da loro
uomo serio svelto
dal motivo ideologico
soli nel confine.

La logica del moderno sistema
a lei i comandamenti
sembrava se ne fosse andata per il viale
in mezzo alla gente.

Ora nel minuto di delusione
sotto un lume di sogni
ripenso al dolore di quel periodo
alla sorella della donna laureata.