Letteratura Poeti Famosi



La valle dell’eco.

La valle dell’eco.

 

Sublime il suono di una lontana
nenia, drammatica, bella e dolce,
io non urlo e l’eco non è il mio,
soave e brontolone il musico
che perpetua tal concerto, è lui
il mio Dio che adirato racconta
di quanti angeli son dispersi
nell’arduo compito di mutare il
dolore in gioia, la guerra in pace.

 

Orsù raccogliamo i resti di ciò che
chiamammo armonia e rendiamo
vere le promesse d’amore, gli inni
dell’incompreso siano ascoltati e
ripetuti all’infinito nella valle
dell’eco, che tutti arridano indomiti
alla tentazione di un fare cinico
e insolente, permeato di una fallace
tentazione rivolta solo alla crudeltà.

Raffaele Feola Balsamo.



Il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera.

Il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera.

 

Dicembre, il 21 e’ il giorno più buio dell’anno, è anche un giorno di festa, di gioia, ma ognuno cela in silenzio nel proprio cuore il ricordo di qualcosa di magico e lontano, l’infanzia, i genitori, antichi amici  di giochi e di baruffe, che forse  non potremo vedere mai più.

 

Quanti sogni e intenti poi frustrati e disillusi e svaniti nei meandri di una vita scialba ed al cospetto di insignificanti piaceri abulici e sottomessi ad un vano sembrare,
ma il tempo trascorre con le sue rivincite ti allontana dal sapere ed
a volte la parola ‘Futuro’  assume strane e malinconiche accezioni.

 

Incosciente cuore mio mi hai 
teso un raggiro, tu sei stanco
e hai ridotto la mia eternità,  ora son tutti miraggi i palpiti di osceni pensieri  di amori iniziati
e mai conclusi, io ti temo
ma il mio livore cesserà
con l’equinozio di primavera
e con essa tornerà brio e vita.

 

Raffaele Feola Balsamo.

 



Stella d’autunno.

Stella d’autunno.

 

Son come un triste autunno,
avevi ragione amore mio, sei
fuggita verso una primavera
lontana, ma sappi che quando vi sarai giunta sarà autunno anche la’, forse più freddo.

 

Ti prego lascia che ti spieghi
io non son sempre così
deludente e affranto, spesso
oppresso e sterile d’affetto, son
solo teso ad ascoltare quel
vecchio carillon carico di lontane emozioni che mi strizzano il cuore
e percuotono l’anima, che estasi lieta e meravigliosa.

 

Ho raccolto gli astri più belli,
i più luminosi, ho tenuto
i sogni più belli e ho donato
tutto a Te mia cara, tienili stretti e ricorda l’amore mio quando grande può essere, generoso e veritiero e sincero, ti amo tanto.

 

Conserva fra i fogli del tuo libro più caro il mio fiore preferito ti ricorderà di me quando non ci sarò più e sono certo che vivrò per sempre in te mia dolce stella d’autunno.

 

Raffaele Feola Balsamo.

 



Amaro ed ultimo desiderio.

 

Amaro ed ultimo desiderio.

 

Le mie notti travagliate e insonni,
giorni interminabili e noiosi,
fugge la vita lenta ma veloce,
che posso fare per redimere un
cuore annoiato e crudele.

 

Quanta veemenza nel dire, sono
stanchevole e avvilente, ma posso
e voglio mutare il mio percorso e
divenire finalmente sapiente nel
mentre finisce ciò che non amo.

 

Si non amo più la speranza, né
la stella polare vorrei perdermi
nei tuoi occhi blu, e seguire il tuo
sguardo audace ma innocente
come ultimo e amaro desiderio.

 

Raffaele Feola Balsamo.

 



Rabbioso racconto.

Rabbioso racconto.

 

Tale fu il pensiero mesto
di un torbido uomo che
uomo non è, si sono io.

 

Tempo fa io capii quanto vano
fu il mio dire gentile, ebbi a
esprimere male bontà e virtù.

 

Sono affranto e spesso
sconsiderato, ma poco
posso far per mutare.

 

Son irritato dal mio fare
ingenuo e doloso, Dio mio
fa che io cambi in meglio.

 

Ho fede e comprendo il mio
disagio, son senza cuore,
ma peggio se io fossi ‘vuoto’.

 

Questo Natale è privo di vita,
la serpe si annida nel suo
lungo letargo, ma è viva,
e la primavera tornerà presto.

 

Raffaele Feola Balsamo.



Natale mascherato

Miro rallegrato

nella bottega dell’ortolano

una suora senza pazienza

per la tanta gente

in limitata capienza

 

Col naso in abbondanza

e così pur di panza

s’agitava l’ortolano

che di fretta menava gli occhi

e di furia anche la mano

 

Della suora se ne infischiava

che livida s’inalberava

e che di rabbia s’addolorava

…. mentre fuori nevicava

 

In questo dì di festa

più che Natale

quest’oggi a me pare

un menzognero

e insincero Carnevale

 

… si … si …. si

siam tutti mascherati