Letteratura Poeti Famosi



Il papavero.

Il papavero.

 

Disperato osservo l’ultimo papavero
in un arido deserto, quanta sabbia,
mi avvolge uno strano freddo, ma è calda
la memoria di un antico sentimento.

 

Dimmi pure fiore rosso perché hai atteso
il mio ritorno,vuoi dirmi che è vana
la mia speranza,io l’amo ti prego
il mio sogno,è solo amore.

 

Io non posso oltraggiare il tuo cielo,
talvolta frigido e poi entusiasta
della tua passionale canicola,
ma poni fine al dolore di quel tenero papavero.

 

Raffaele Feola Balsamo



Il mio creato, la mia speranza.

Il mio creato, la mia speranza.

 

Possa la mia memoria sopravvivere
al mio corpo, ed esporre alla mia
anima per l’eternità l’insulsa mia
devozione per una vita vuota e fallace.

 

Lacunoso e solitario il mio esistere,
porge una e più volte l’altra guancia,
ma nulla avviene,solo una vana attesa,
per un’altra probabile illusione.

 

Volubile e fragile immagine,
di un creato perfetto e senza
la visione di una bislacca chimera,
composta da strani percorsi d’amore.

 

Attingo forza dal mio cuore,
la speranza è ultima a fuggire via,
ma se morte ci separa, vita mia,
io libero il dolce incanto del dolore.

 

Feola raffaele Balsamo.

 



Soltanto inutili apparenze.

Soltanto inutili apparenze.

 

Fuggo al calar del sole,
temo il buio, ed è folle tal ansia,
la mia penna d’oca intinta
di un nero inchiostro, tace.

 

Tu amore descrivi le fughe
e poi il ritorno di quell’ombra
che mi opprime e intralcia
la mia rotta, ma non è reale.

 

Il mio cuore annoso, langue
costipato con fredda sofferenza
in una mesta amara attesa
di un mirifico futuro di opulenze.

 

Le mie sono pure apparenze,
un sogno onirico dettata dalla
mia protervia e dalla mia anima
tracotante e priva di lusinghe.

 

Raffaele Feola Balsamo.

 



Pioggia…pioggia.

Pioggia…pioggia.

 

Odi codesta pioggia
colpir senza sosta
cio che più l’aggrada,
omini e cose e natura.

 

Ferma la tua ostilità
tempesta, perdona
e non anelar lacrima
per colei che fu già vittima.

 

Pioggia e pioggia sia,
scroscio e spruzzata
di fredda abbondanza
su corpi senza accidia.

 

Temo il verde della piana,
stinto e senza vivacità,
tu non andare oltre pioggia,
sii dolce e benevola e ama.

 

Raffaele Feola Balsamo.

 

 



Generosa e triste primavera.

 

Generosa e triste primavera.

 

Sei tenera mia gioiosa stagione,
fiori…fiori…vermigli e gialli e viola,
e quanti diletti nella tua fantasia,  nessuno mai fece dono più grande.

 

La mia dolce rosa di maggio si è 
smarrita nei meandri di una vita
silenziosa e persa nella rabbia
di un inesistente freddo lancinante.

 

La mia primavera, colma di tenue
e pallide previsioni forse ora darà
ascolto al principio dell’affettività,
non può obbliare le sue  promesse.

 

Raffaele Feola Balsamo.