Letteratura Poeti Famosi



Voci e voci, tempestose e tristi.

Voci e voci, tempestose e tristi.

 

 

Che allegoria di voci urlanti,
io non capisco le gioie altrui,
vedo solo dolori e capelli
estirpati e tinti di bianco.

 

 

Che cielo strano per metà
azzurro e per l’altra blu,
dai mia cara, tu sei la mia
metà, fai parte del mio
cuore, son certo che
costui non ricopre il suo
ruolo, ma è pur sempre un
donatore di battiti e vita.

 

 

Che folle il mio erudito, inutile e
incomprensibile, non mi leggete
e non commentate, siate superiori
e poco incessanti nel dire di me, sono 
solo io il carnefice di me stesso.

 

 

Non sono avvilito, ora ho
compreso, per essere scrittori
di magnificenze non occorre
la penna e l’anima, solo strani
inganni e voglia di colpire
a casaccio….e poi le grandi
opere nascono e sono nei
ricordi di chicchessia, purché
conoscono il dolore e il pianto.

 

 

Che incanto quello di odiarti,
sono attimi d’oro che mi donano
una triste gioia, il passato
dona malinconia, il presente devo
crearlo, che ansia, sarò capace?

 

 

Dimmi tutto mia anima gemella,
la mia dottrina del sapere
ti aggrada o vuoi che fugga in
silenzio e col diniego del non
credere, io non posso amarti
perché non sono un poeta ne
uno scribacchino, son solo una
tormenta senza fine e senza
speranza, il cielo ora è oscuro ed
è nero, nero, nero, ma… chissà.

 

Raffaele Feola Balsamo.

 



Regina senza cuore e regno.

Regina senza cuore e regno.

 

Amica mia, fulgida regina di un
regno chiamato “Mai”, io agogno
docile e debole al tuo volere
se tu mi ami perchè taci con
aberrante e odiosa alterigia.

 

Il tuo bieco distacco mi affligge
esoso ed empio, son ora frivolo
e senza più essere sorretto
dalla fede, son gaglioffo
e senza inutile comprensione.

 

Non temo, ma è inevitabile la mia
mestizia e con un manipolo
di pensieri amari son pronto
a cancellare il tuo nome di “ninnolo”
che mi donasti con franca finzione
con audace e perfida protervia.

 

Raffaele Feola Balsamo.

 



Il mio racconto.


Il mio racconto.

 

I miei torbidi racconti, certo funesti,
ma che fare se non riempire ancor di più
laghi e mari e fiumi di amare lacrime,
ma ascolta  son solo gocce di dolore.

 

Il mio cuore tribola ma è felice,ormai son
fuggito dalla disperazione,Colei che mi
ha rubato l’anima, ha saccheggiato
anche i miei ricordi e le mie speranze.

 

Che silenzio, nessuno legge il mio pensiero,
odo soltanto ghigni e frasi burlesche,io conosco
la morte ella mi è stata vicina e non temo
il suo nero catafalco, solo l’inquietante attesa.

 

Raffaele Feola Balsamo.



Sono folle, ma felice.

Sono folle, ma felice.

 

Finti giorni di disastrose
e rovinose parti di anime
allegre e mai tristi, ma io
voglio colpire forte e ferire.

 

Non ho più rimpianto di te e
racconto solo della mia follia,
colgo strani lezzi nel mio
cervello, pietà, ho solo ansia.

 

Amo tutti e tutto, ma quando
giunge la pioggia e corro sotto il più vicino ombrello, sei torto, loro
dicono, c’e poca acqua e tanto sole.

 

Quanti frasi ho scritto, pensieri
talvolta accattivanti altre volte
rabbiosi e mortificanti, ma io folle,
declino ogni gesto inconsulto.

 

Vita bizzarra e bislacca, ho capito
e non posso raccontare, io non
sono un maestro di penna, sono
solo un invasato senza un perché.

 

Raffaele Feola Balsamo.

 



Senza ritorno, o forse si.

 

Senza ritorno, o forse si.

 

Una casa di legno e tanti ricordi,
vedo al mio fianco ombre
e riflessi di luce, il camino
brontola silenzioso con timidi
barlumi di una tenue iridescenza
calda e armoniosa, e mi manca
Lei, la donna del mio antico
passato e della sua avvenenza.

 

Un bacio o un addio, chi giungerà
primo nel mio cuore, forse
allora sarò morto, o forse no.

 

Miei ricordi, correte a ripristinare
un vecchio amore costipato
nel più lugubre dei meandri,
covo delle anime perdute e infelici.

 

Raffaele Feola Balsamo

 



La mia anima.

 

La mia anima

 

Ho scrutato e fremuto
nel buio abietto,
ho avanzato a carponi,
ho avuto consensi,
biasimi e sarcasmi,
mi dislocavo
con gli occhi coperti.

 

Poi infine ho visto
ciò che cercavo,
la mia anima,
io e lei siamo
stati silenziosi
nell’osservarci,
poi ci siamo disuniti,
ognuno per se.

 

Mi sorse il dubbio,
se io ho potei osservarla
allora non era in me,
che angoscia,
nulla ho compreso
e nulla ho posseduto,
forse buio e miraggi,
solo vaghi sentori
di atavici bisogni.

 

Ero, sono, sarò,
il grande imperfetto
di una grande opera,
vivere senza possedere
le soddisfazioni del sapere
e dei suoi perché.

 

Raffaele Feola Balsamo.