Letteratura Poeti Famosi



Senza futuro.

Senza futuro.

 

Cosa sara’ del plumbeo cielo,
dell’aria una volta tersa
ora celata da una cappa
di oscura incertezza come
a raccontare di un presagio
annunciato da folli razzie
dell’umano che in nome
dell’intelletto ha capovolto
l’ordine naturale delle cose
umiliando la vita e annullando
il suo magnifico capolavoro
che ha arricchito il nostro
cuore e riempiendo di gioia
la nostra esistenza.

 

Si e’ persa la ragione e con
essa la coscienza del domani,
del futuro di chi verra’dopo
di noi e poche sono le speranze
di inculcare agli esseri
che vivono sul nostro piccolo
e strano pianeta la strana legge
dell’amicizia, della reciprocita’
e quando cio’ cessera’ la vita
non potra’e non sara’ possibile,
ricordate il Karma? Esiste.

 

Raffaele Feola.

 

 

 

 



Vita cuore amore.

 

Vita cuore amore.

 

Vidi e poi vidi con sorrisi e sospiri
il mio futuro e il suo magico segreto,
ero giovane e con molti cari amici
felice di percorrere il mio cammino
di vita nel divenire adulto e godere dei
suoi tanti sogni riposti nel cuore mio,
per poi fluire nella realtà con mille enfasi.

 

Se il cuore mostrasse il suo vero volto
molti non oserebbero odiare tal cari simili
che fratelli o amici o altri e tal nessuno,
niente potrebbe mai mietere veri affetti
e l’insulso infelice non avrebbe pretesto
d’esistere e vivere nel suo avulso giovarsi,
amarsi e null’altro, vero è ciò in cui credo.

 

Raffaele Feola.

 



Il grande evento.

 

Il grande evento.

 

Che follia son divenuto amico
della morte, sapete è come
una dama di carità che ti avvolge
con le sue lunghe mani affilate
e si incammina con te parlando
e raccontando di aneddoti allegri,
ma ha un respiro freddo
e degli occhi gelidi,
io sorrido ma ho tanta paura,
forse è solo un brivido effimero.

 

La musica lenta e cadenzata
di grosse campane
par accompagnarmi nel mio
mesto e ultimo viaggio,
una volta le definivano
dell’agonia perchè il prete
dava al morente
l’Estrema Unzione,
io spero di udirle se ho fortuna.

 

Prego i miei denigratori
di stare lontani da me
e lasciare che mi goda
del mio commiato
dalla indulgente umanità,
siate coerenti e con buonsenso
non vi soffermate a curiosare
sul mio volto emaciato e irrigidito,
forse non sono contento
di essere nel legno ma devo
restarci mio malgrado.

 

Oggi fà molto freddo spifferi d’aria
dappertutto, ma stò bene
ho un vestito nuovo caldo e attuale,
sono proprio bello finalmente,
 so di taluno che sara’ al mio party con le braccia dietro 
e il capo leggermente obbliguo
e un volto quasi sornione e beffardo,
ma ricorda amico per quanto triste
è un momento che appartiene a tutti,
io mi avvio tu non aver fretta
la vita offre ancora tanti
capricci belli e amabili e non solo.

 

Raffaele Feola.

 

Ps. Dedicata a quella parte di me
lugubre e nei suoi sogni orribili
e ossessivi, perdonatemi.

 



Vissi di solo pane.

Vissi di sol pane.

 

Di sol pane ebbi a vivere e quanto dolore
nel mancar di godere di un amore angelico
e quante tremolanti paure in tal
maledetta ancestrale ignominia.

 

Che crudele tal destino tanto austero
quanto mutevole e scarno di gioie
ebbi per sua colpa a dover vivere,
colpì ciò che di più caro volle essere
nella mia esistenza, e che dire di un’anima
incapace di svolgere le sue più semplici
incombenze di rallegrare e felicitare i momenti
di vita mia senza indugi e perplessità.

 

Che tu sia maledetta e per sempre prigioniera
nel mio corpo ormai diretto verso un oscuro
oblio in una esistenza effimera e rivolta verso
una eternità tanto insensibile quanto succinta.

 

Raffaele Feola.

 



Son solo un vecchio, solo un vecchio.

Sono solo un vecchio,solo un vecchio.

 

Sono un vecchio,
solo un vecchio,
un panno logoro
e rabbecciato piu’ volte,
molte…tante volte,
ma che fare se il buon Dio
decide Lui quando spegnersi.

 

Sono il custode di ogni
respiro della tua infanzia,
dei tuoi ricordi lontani
e mai ho dimenticato
la grandezza del mio amore
per te, ora vivo senza cuore
perche’ quel lontano giorno
l’ho donato a te.

 

Vederti dormire e osservare
i tuoi sorrisi spontanei
e sinceri, ma che rabbia
non sono mai riuscito
a farne parte, a capire,
ma sono solo un misero padre.

 

Ora sono solo un vecchio noioso,
malato e ripetitivo,
irruente nella tua vita
come un ariete pazzo,
perdonami se non sono morto
nel momento che dovevo, perdonami.

 

Raffaele Feola.

 



Silenzio e freddo.

Silenzio e freddo.

 

Quanto silenzio al mio udire
e il grande sogno fugge
senza rimpianti e al cospetto
di una luna indifferente
e ciondolante in un cielo
buio e minaccioso,
no non può esser
vita e dico vita
solo vita e null’altro.

 

Abbracciami follia
che senso ha il senno
se non si può riporre
e poi disporne
in tristi momenti
squallidi e mesti.

 

Fuggi seducente malinconia
è tempo di gaiezza
e mi pervadono copiose
gratificanti speranze,
ma forse è solo di un vago
sentore del nulla dopo la morte.

 

Tal stagione fredda
costellata di impassbili fiori
senza colore e fragranze
attende con ansietà il giungere
di una primavera felice e giocosa,
ma pur sempre sobria.

 

Raffaele Feola.