Analisi dei sonetti – “In morte del fratello Giovanni”

TESTO

 

Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo

di gente in gente, me vedrai seduto

su la tua pietra, o fratel mio, gemendo

il fior de’ tuoi gentil anni caduto.

 

La Madre or sol suo dì tardo traendo

parla di me col tuo cenere muto,

ma io deluse a voi le palme tendo

e sol da lunge i miei tetti saluto.

 

Sento gli avversi numi, e le secrete

cure che al viver tuo furon tempesta,

e prego anch’io nel tuo porto quiete.

 

Questo di tanta speme oggi mi resta!

Straniere genti, almen le ossa rendete

allora al petto della madre mesta.

 

PARAFRASI

 

Un giorno, se io non sarò sempre costretto a vagabondare in esilio da un popolo all’altro, mi vedrai seduto sulla tua tomba, o fratello mio, piangendo per il fiore reciso della tua giovinezza.

 

Ora soltanto la madre trascinando il suo corpo, affaticato dagli anni e dai dolori, parla di me con te, ma io tendo senza speranza verso di voi le mie braccia e da lontano saluto la mia città.

 

Sento anch’io l’ostilità degli dei e le angosce che hanno sconvolto la tua vita portandoti alla morte e prego di poter trovare anch’io pace nella morte.

 

Adesso mi resta solamente la speranza che, dopo la mia morte, che avverrà lontano dalla mia città, le persone portino a mia madre le mie ossa.

 

COMMENTO 

 

Il sonetto fu composto da Ugo Foscolo per la morte del fratello Giovanni, suicidatosi per debiti di gioco. Vari sono i motivi che traspaiono dai versi: l`esilio che impedisce al poeta di piangere il fratello scomparso prematuramente sulla sua tomba, presso la quale ora siede solo la madre triste; la nostalgia della patria lontana; il desiderio di trovare la quiete nello stesso porto del fratello, dopo una vita tempestosa; l`angoscioso presentimento di una sepoltura priva del compianto dei propri cari. Ma, su tutti gli altri, sembra emergere il tema del sepolcro come nodo di affetti familiari, capace di mantenere la continuità tra chi è scomparso e chi è vivo.

 

05.10.2013, prof. Ciro Sorrentino