Letteratura Poeti Famosi



Dio del mistero.

Dio del mistero
forse solo distante
annegato finito,
senza vivere felici.
Dio del mistero
nell’anima nel dolore,
che tutto gioisca e si sistemi,
costruisce e modifica.
Dio amato
pensando nella notte
degli spettri,
ovunque mi troverò
sarò con te
in qualsiasi ora
dell’universo,
ti tengo nel cuore
ti proteggo fremo
osservo per ore
le parete rovinata,
posa la tua mano
mentre parlo lentamente
amami di più
oltre il muro rosso.



L’Impossibile Passato.

L’impossibile passato
in un assurdo futuro.

Emaciata e aberrante
una Dea corrosa dal tempo
rintuzza la frenesia di esuberanti
e voluttuosi brividi,
e lacera i lembi di inutili vesti
bianche e trasparenti,
cosparse di profumi
arroganti e minacciosi.

Magro bottino per
la sovrana del piacere,
per lei solo sguardi silenziosi,
e abbracci fragili e bramosi ,
persi nell’austero Universo,
dall’assordante buio
e dalle irraggiungibili
e misteriose luci.

Oscuri barlumi di vecchi
chiarori sopiti,
derisi e persi in un presente
avvolgente e stridente,
soffocante e arido,
come un riarso deserto
ricoperto di miraggi
e soffocanti arsure.

Donna e Vita, vita e piacere,
imperterrite fuggono
celate sotto strane
e astute sembianze,
lasciando solo aridi futuri
aspersi di sterili fiori,
di vane speranze
e fragili bagliori
di impossibili felicità.

Raffaele Feola.



Che strano poeta.

Che strano poeta.

La musica oscena è iniziata,
note nere e ardenti
dilaniano e fremono convulse,
prigioniere in un violino
senza corde e senza musicante.

Com’è irritante parlar
sempre del mitico amore,
egli è tale perchè lo rende grande
l’indifferente e cruento livore,
e quanto frivolo è il mistero
nel nascondere sotto un sottil tappeto
tutte le nostre malcelate paure,
e quanta..quanta è immensa
l’ipocrita passione per la poesia
di strani autori senza cuore,
imprevedibili e in ostaggio
di immutevoli solitudini,
e i loro cuori tristi saranno
sempre biechi e mutevoli,
e il loro lento ticchettio
palpita e ostenta vana saggezza.

Ho la lampada magica
ma non esprimo desideri,
ho già quel che mi serve,
non sono che un ramo secco
da estirpare dove la vita ha smesso
di fluire, che desolante conferma
non sono un poeta,
so che per esser tale ci vuole
il sottil sapere di cosa contiene l’anima,
di chi soffre e di chi gioisce,
ed ho compreso che il non capire
è saggezza malsana e rende
giustizia solo alla morte della bontà.

Raffaele Feola.



La fiamma sopita.

La fiamma sopita.

Lentamente affievolisco
il ricordo di vecchi abbracci,
e urlo felice nel rifuggire
l’esecrante amicizia
di un invisibile destino,
complice di un’esistenza
amara e sbiadita dal tempo.

Il fervore di vivere
e di credere ancora,
propizia la perseverante
ricerca dell’infinito,
del grande cielo stellato,
poi piano e lentamente
l’inquieto regredire
del dolce sogno
e il crudele dissolversi
della fiamma della vita ,
forse sopito
ma non esanime.

Raffaele Feola.



L’emozione.

Perchè l’emozione
non ti prende,
amata prima
da lui
è colpa sua.
Le parole sono veloci,
chiedo a te che mi conosci
ragione e invidia,
appoggio e sensibilità,
cerco nelle ore
me stesso,
ti ho dato ragione,
meglio comprendere,
sensazioni strane
e soluzioni,
ti ho riconosciuta   
sei la sola per me,
continuo a parlare
con mia madre,
i tuoi sentimenti
sono vulnerabili
peggio messo
di così non si può,
cresciuto
nel vizio
nel castigo.



La vita fugge.

La vita fugge.

Donna d’umor malinconico
non patir per l’abbandono
della smodata e dissipata
tempesta d’amore,
illudi l’anima e cogli l’attimo.

La vita fugge e s’inerpica
su irti sentieri scoscesi,
tu non far nulla siedi e pensa,
chi d’amor si trastulla,
muor poi nel fosco silenzio
ed a nulla vale non pensarci.

Mai ebbi a comprendere perché
vissi d’amore ed ebbi a patire
per una grande felicità,
eppur udii violini e canti,
suoni struggenti e colsi
petali d’argento nel bosco
del silenzio e
della rimembranza.

Raffaele Feola.