Pagina 1 di 11

Letteratura Poeti Famosi



La fuga.

La fuga.

Aliti di brezze marine
scrosci di acque infrante
con dolcezza sui bianchi scogli,
i mormorii dei grandi gabbiani,
e le vele nel lontano azzurro
mi invogliano a fuggire,
ed io senza toglier la mie scarpe
corro veloce sulla superficie
blu del grande oceano
inseguendo la ignota linea
dell’orizzonte e dei miei sogni.

Sentori di ricche avventure e
la certezza dell’abbandono
di una miserevole vita di affanni
e fragili legami rendono
veloce e sicuro il mio passo.

E tu grande onda nascondimi
alla vista dei desideri infranti
io fuggo da essi, non porto
con me oro incenso e mirra,
son solo un triste fantoccio
assemblato con aria distratta,
neanche un sorriso è
impresso sulle mie labbra,
il tempo ha fretta,
ma ho indossato un cuore,
che seppur ferito,
lentamente batte
i ritmi della mia insensata e
ormai diafana esistenza.

Persi tutto quello che
il Signore mi donò
nel giungere in questo luogo
ma la fede e le mie creature
son i tesori che mai nessuno potrà sottrarmi poiché essi
sono avvinghiati con forza a chi darebbe la propria vita per loro
non abbandonarmi mio Signore.

Raffaele Feola Balsamo.

This entry was posted on sabato, agosto 25th, 2018 at 21:18 and is filed under Poesie D'Amore. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can skip to the end and leave a response. Pinging is currently not allowed.

1 Commenti

  1. Ciro Sorrentino Scrive:

    Una natura incontaminata insieme al desiderio di veder svettare “le vele nel lontano azzurro” sono le spinte motivazionali che accelerano la voglia di allontanarsi da una Storia umana che avvilisce e confonde la percezione del senso e del significato proprio del vivere.

    La mente si proietta oltre le umane possibilità, e la conferma viene dal fatto che il soggetto può dire “…senza toglier le mie scarpe corro veloce sulla superficie blu del grande oceano inseguendo l’ignota linea dell’orizzonte e dei miei sogni”.

    Questo viaggiatore, che ricorda tanto il Cristo (la riprova è nell’inciso precedente “…senza toglier le mie scarpe corro veloce sulla superficie blu del grande oceano”) vuole liberarsi dai pesanti vincoli e fardelli di un tempo che opprime e costringe ad “una miserevole vita di affanni e fragili legami”.

    Si tratta, in sostanza di una coscienza dell’essere che si vede allo specchio e che rimane turbato da quello che la vita l’ha costretto ad essere, e cioè “…un triste fantoccio
    assemblato con aria distratta”: stupenda similitudine questa, un parallelismo che si ritrova più avanti, quando il poeta “veggente” può dire “…ho indossato un cuore,
    che seppur ferito, lentamente batte i ritmi della mia insensata e ormai diafana esistenza”.

    L’invocazione finale al Signore esprime la sensibilità e il dolore del poeta che veramente ha il diritto di essere testimone di un Oltre paradisiaco che è al di là di “…questo luogo”
    che tutto toglie , tranne che l’Amore dei propri cari.

    Con affetto e stima,
    Ciro Sorrentino

    ... on July agosto 25th, 2018

Post a Comment




Security Code: