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Letteratura Poeti Famosi



IL FUMO NERO …………

“ il mio passato … è Fumo dei campi di concentramento … Mio padre era un alleato di Hitler, prendevano gli ebrei, li martirizzavano, e poi li distruggevano. Io ero destinato, fin da piccolo, a vivere quella triste realtà chiamata “morte” e il suo compagno “dolore”. Non ho una madre, non precisamente. Conosco solo il mio falso papà. Non aveva un nome. Per tutti era ‘generale’. Solo io potevo chiamarlo padre. Tutti i giorni mi dava la mappa dei centri, erano grandi, grigi, monotoni. Io andavo a farmi un giro, come per cambiare aria, con quel completino da militare che mi dava l’ aria di uno che era andato lì per dire ‘sono qui per vedere come si vive nelle fogne dove state voi, sporchi ebrei’. Era anche quello che mio padre voleva. Camminavo, vedevo donne che venivano trascinate lontano dai figli, a fare le docce. Sai, mi sono sempre chiesto perché non tornavano più … sono stato sciocco già da piccolo … Quando arrivavo nel vicolo [65° viale- campi di lavoro] molta gente si attaccava alle reti in ferro per poter toccare il mio viso, per poter parlare con me o per chiedermi un po’ di cibo. Io portavo sempre scorte: erano tutti ossuti, mingherlini e a volte c’erano bambini di pochi mesi o giorni. Mio padre mi aveva chiamato “MISTRENE” perché questo nome vuol dire – insensibile, indifferente a tutto e a tutti, cresciuto nel dolore- . Nessun ebreo sapeva il mio nome. Mi adoravano molti. Però … “ Il ragazzo si fermò qualche istante, fece un respiro profondo, asciugò le lacrime che rigavano il suo viso e sfiorò il fucile che era sul letto. “però cosa?” ovviamente Eska era curioso: nessuno sapeva nulla di quello strano ragazzo dalla pelle bianca. “però …” ——————- papà!– ti ho già detto che devi chiamarmi padre- la voce dell’ uomo era fredda e roca, parole di ghiaccio uscivano da quelle labbra scolorite e gelide. – okay … Padre, giochiamo insieme?- il bambino, era molto entusiasta di poter giocare con il suo genitore. – dopo.– dopo quando? Tra un ora devi andare a prendere altra gente! – gli occhi del quattr’enne (si scrive così spero) era già pieni d lacrime. – NON HO TEMPO DA PERDERE INSOMMA!- esclamò facendo perdere un paio di battiti al piccino. Arrivarono avanti ad un campo di sterminio, il padre prese la treccia del figlio e la tirò, sollevando il piccolo da terra, e lo trascinò all’ interno: migliaia di uomini, donne e bambini erano in quella stanza, il padre gli calcò una maschera anti-gas e gli fece vedere la strage: tutta quella gente veniva uccisa con gas tossici, ai cadaveri appiccavano fuoco. Mistrene non si fece più vivo ad aiutare quella povera gente, non perché fosse cattivo, bensì perché era meglio morire di fame che avvelenati. Questa situazione durò moltissimo. All’ età di tredici anni, dopo che si ripeteva la rutine dello sterminio, mentre tornava in camera, andò a sbattere il suo braccio contro quello di una ragazzina: era alta, magra, indossava un candido vestito bianco con merletti rosei e delle scarpette. I suoi capelli erano abbastanza lunghi, castano-biondo, con due treccine che facevano da corona; i suoi occhi erano cromatici, castani al buio verdi alla luce, molto grandi. Il generale lasciava abitualmente la gente a Mistrene, che li portava prima a fare la visita e dopo li classificava. No. Lei no. Mentre ‘smaltiva’ la gente gettò la ragazzina in camera sua. – perché lo hai fatto?- disse lei con un filo di voce. -perché non voglio che tu muoia! – si chinò di fronte alla ragazza che sedeva sul letto, la studiò attentamente poi le sfiorò il viso. – sei veramente bella. Posso farti una domanda?- la ragazza annui con la testa, tendendo gli occhi fissi su quelli del ragazzo. – cosa avete fatto? Perché venite sterminati, avrete commesso qualche reato insormontabile, no? Quale?- il grigio la guardava, guardava le lacrime che silenziosamente rigavano quel candido viso. – siamo nati ebrei. Non abbiamo commesso nulla. Siamo di due razze differenti, questo e null’ altro.- lui non capiva. Xxx Anni dopo, quella ragazza fece evadere un sacco di gente, Mistrene imbraccio l’ arma, studiò la ragazza che tanto amava nel mirino. Una lacrima. Uno sparo. Due dolori. ——————–Fine—————— “ “ho capito. Ma perché non lo dici a nessuno?” “perché nessuno merita di saperlo. Non voglio le loggi per quel di cui mi vergogno.” ….. angolo mio…

This entry was posted on sabato, gennaio 26th, 2013 at 22:49 and is filed under Poesie sul Silenzio, Poesie sulla Vita. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can skip to the end and leave a response. Pinging is currently not allowed.

1 Commenti

  1. nizar khezar Scrive:

    Quando gli ebrei venivano bruciate dai tedeschi…

    ... on July gennaio 26th, 2013

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